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martedì 11 aprile 2017

Concerto del Ensemble Baroque "C. A. Marino" (Albino Classica, Concerti itineranti - XVI edizione - 2017)

Sabato scorso, 8 Aprile, nel pomeriggio stavo ascoltando online un po' di musica barocca, eseguita con strumenti antichi. Per quanto io sia -almeno da formazione, non certo per accollarmi titoli od etichette che possano, ipoteticamente, "pompare" la mia immagine (della quale, a dirla tutta, non mi curo più del minimo sindacale)- un pianista, la musica antiqua -se così la posso chiamare- mi ha sempre affascinato molto, soprattutto se eseguita con strumenti che tentino di rievocare le sonorità dell'epoca a lei contemporanea. 
Ho avuto occasione, durante gli studi, di frequentare due corsi -obbligatori- di prassi esecutiva clavicembalistica, e grazie a loro ho capito quanto mi piaccia il repertorio barocco. Chi lo sa, magari un giorno potrò approfondire la cosa, e magari -perché no?- guadagnarmi uno strumento adatto a tutto ciò (in riferimento a questo ultimo dettaglio, forse ho sparato troppo alto...).
Tornando a monte, sabato stavo, appunto, ascoltando un po' di musica barocca, e ho deciso di cercare se, nei dintorni, ci fossero concerti o esibizioni dello stesso tipo: ho avuto pochissime occasioni di assistere live a certi concerti nella mia vita -lo ammetto: a volte, anche per mia carenza di iniziativa- e mi piacerebbe arricchirmi di esperienze del genere. Scandagliando il web, sono finito su una pagina che annunciava l'esibizione del Ensemble baroque "Carlo Antonio Marino" e del flautista Raffaele Trevisani per conto di Albino Classica, una rassegna annuale di concerti classici itineranti promossa dal comune di Albino (Bergamo) in collaborazione con l'associazione "Carlo Antonio Marino". In programma musiche di Vivaldi, Locatelli, Albinoni, Schiatti (compositore semi-anonimo del quale accennerò più avanti) e, appunto, Marino. La direzione del Ensemble, affidata a Natale Arnoldi.

Ecco il programma per intero
L'idea mi è sembrata interessante. Ma non solo: facendo caso anche al fatto che l'ultimo concerto a cui avevo "assistito" (escludendo il mio, tenuto il mese scorso) risaliva a diverso tempo fa, ho deciso di andare. Mi sono quindi diretto alla chiesa di Casnigo, piccolo comune della Valle Brembana, e sono arrivato giusto in tempo per prendere posto prima dell'inizio del concerto.

Il primo brano, la Sinfonia "al Santo sepolcro" di Vivaldi, è, su tutto il programma del concerto, forse il brano che più mi ha colpito.
Si tratta di una sorta, a conti fatti, di Sonata a 4, in due tempi: Adagio molto e Allegro ma poco. Scritta, con buona probabilità, per le celebrazioni della Passione di Cristo, teoricamente andrebbe eseguita -diversamente da come l'Ensemble l'ha proposta- senza continuo o cembalo aggiunti. Immagino che Vivaldi desiderasse concentrarsi sulla carica meditativa e, mi viene da dire, "struggente" della musica, non su effetti stravaganti molto comuni nel barocco veneziano di quell'epoca. 
Il primo dei due tempi -entrambi molto brevi- è una sorta di contrappunto libero con una carica cromatica notevole: già dall'inizio Vivaldi sceglie la dissonanza, con un ingresso della sopradominante che si "scontra" con una dominante che apre, isolata, il brano: quindi, un bel intervallo di seconda minore, un semitono carico di sofferente espressione. Da qui, il pezzo si articola -sembra- in tre piccole parti, ognuna delle quali "casca" su un accordo coronato di dominante, con  la tipica terza piccarda. Fra di esse, libere "divagazioni" armoniche, ritardi, sincopi, appoggiature, imitazioni e quanto altro di caratteristico del periodo.
Il secondo tempo è una doppia fuga, caratterizzata anch'essa da un uso denso della cromaticità -in particolare per moto contrario, da tonica a dominante e viceversa- e delle note ribattute. Prima della conclusione si "srotola" un pedale di dominante di dieci battute, sopra il quale si articola l'ultimo stretto. Una tipica cadenza autentica (ma non perfetta) fa da conclusione, preceduta, anche se solo per un attimo, dal ritorno di quella dissonanza di seconda minore iniziale, "causata" dalla viola.

Tralasciando la Sonata a 5 di Albinoni, un altro brano che mi ha colpito è il Concerto per flauto traverso, archi e continuo di Giacinto Schiatti. Quest'ultimo fu un compositore di origini italiane vissuto a cavallo della metà del 700, ma operativo quasi esclusivamente in territori germanici.
Il concerto che ci ha lasciato è veramente interessante, e per il flauto non mi è sembrato affatto una passeggiata: tantissime note in rapida successione, salti anche molto ampi, trilli uno dopo l'altro. Eppure non c'era nulla di "pacchiano" o forzato in tutto ciò, ogni cosa fluiva piacevolmente. Di sicuro anche la bravura di Trevisani ha aiutato non poco la riuscita dell'esecuzione: flautista dalla tecnica veramente impeccabile, suono mai sporco, perfetta intonazione.
Non posso negare, però, che, in quanto egli solista in quel momento, mi sarei aspettato un po' più di spirito "protagonistico" diciamo: più che per atteggiarsi, per accrescere di significato la musica stessa. Sarà una mia personale -e discutibilissima- idea, ma un esecutore sempre fermo immobile, con gli occhi perennemente attaccati allo spartito ed un volto dall'espressione a tratti quasi "assente" questa volta mi ha trasmesso poco senso del "piacere", per quanto fosse di indiscussa bravura.

Un momento del Concerto di Giacinto Schiatti, con Trevisani al flauto traverso
La seconda parte -senza pausa alcuna dalla prima- comincia con un Concerto a 5 con violino obbligato dello stesso Marino: ammetto la mia ignoranza a suo riguardo, ma il brano mi è piaciuto molto, e non mi sembra che abbia molto da invidiare ad autori come Vivaldi e Albinoni. 
La parte di violino obbligato è stata eseguita con ardore e partecipazione da Cesare Zanetti, violinista e docente che ho visto più volte al Conservatorio, ma con cui non ho mai avuto modo di interagire.
Segue un Concerto a 4 di Locatelli, altro autore di cui forse non ho mai ascoltato nulla. La sua musica è frizzante, intrigante, non banale. Una persistente alternanza di "tutti" e "soli", o di episodi mossi e densi contrapposti a momenti più distesi e cantabili caratterizzano lo stile del compositore italiano.

Il concerto si chiude con Vivaldi ed il suo Concerto di Do minore per archi e continuo, autore con cui si era anche aperto lo stesso concerto. 
Breve e conciso, ma molto omogeneo nei tre tempi grazie a un ottimo sfruttamento del materiale musicale. Degno di nota è l'episodio fugato che apre il Largo, creato grazie alla ripresa delle prime note dell'Allegro iniziale, .
Fugato -anzi, una sorta di fuga a tutti gli effetti- è anche l'Allegro conclusivo, più sveglio ed accattivante del primo tempo, che firma la fine in modo più deciso e forse più drammatico.

Dopo la ripetizione dell'ultimo brano, a mo' di bis, faccio cadere gli occhi sull'orologio: sono le 18.30. Il concerto è durato quasi un'ora e mezza e non me ne sono manco accorto. Segno che ho fatto più che bene a percorrere la strada fino a Casnigo (non proprio a portata di mano per me) e ad essere presente a questa -per me- inusuale occasione musicale.

Andrew


PS - Il presente articolo non vuole essere ergersi a recensione, né avere intenzioni affini. E', piuttosto, una narrazione, una pagina del mio diario di "musicofilo vagabondo" che volevo semplicemente condividere. Mi auguro, qualora qualche persona del Ensemble o dei presenti finisse su questa pagina, di aver fatto cosa gradita.