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giovedì 13 aprile 2017

Concerto del Trio Carducci per "I concerti dell'Accademia Santa Cecilia Bergamo"

Martedì sera, 11 Aprile scorso, mi sono recato al Auditorium S. Alessandro di Bergamo per assistere al concerto del Trio Carducci. Non avevo ancora avuto modo di ascoltarlo, perciò mi ero segnato in agenda già da qualche giorno l'occasione, per evitare di perdermela.

Il Trio, di recente costituzione (2016) è formato da tre figure femminili: Germana Porcu al violino, Matilda Colliard al violoncello e Sara Costa al pianoforte. Conosco ormai da qualche anno sia Germana che Sara, e nutro per loro una certa stima come musiciste: ho assistito a diversi concerti solistici e cameristici di Sara dal 2011 ad oggi, ed ho più volte sentito suonare Germana in conservatorio, quando frequentava il biennio di violino. Entrambe hanno, nel loro bagaglio di esperienze, diverse esibizioni e diversi concorsi vinti, hanno curato la loro formazione ed il loro perfezionamento con più insegnanti, anche di spicco.
Matilda resta l'unica componente che non conosco: ho avuto modo di leggere il suo curriculum (che non lascia certo spazio a dubbi sulla preparazione) ma non ho mai assistito a suoi concerti od esibizioni.

Il Trio Carducci all'apertura del concerto.
Ero davvero curioso di ascoltarle. Anche per il bel programma previsto: il primo Trio Elegiaco di Rachmaninov, il Trio "Gipsy" di Haydn e, nella seconda parte, quella meraviglia musicale che è il Trio Op.8 di Brahms.

L'inizio è stato uno dei momenti più magici di tutta la serata: già dalle prime note dell'entrata del pianoforte, dopo le battute introduttive dei due archi, si è subito creato un clima sonoro bellissimo. E altrettanto immediata è stata la sensazione di coesione ed affiatamento delle tre componenti, con bellissimi scambi e partecipazioni che hanno impreziosito il valore già alto del Trio Elegiaco, che si è chiuso in un soffio di fiato, come quasi interrotto improvvisamente (anche se, in verità, concluso), lasciando una sensazione come di "sospensione" e di desiderabilità che ho pienamente gustato.

Il Gipsy Trio di Haydn ha messo in luce tutta l'agilità elastica di Sara ed il brio (soprattutto nel terzo tempo) di Germana, con fiumi di note rapide, dalla tipica accentazione ongarese. Il movimento centrale, morbido e cantabile, è stato inanellato benissimo, soprattutto negli equilibri sonori, che hanno dato ampio spazio di espressione a tutti e tre gli strumenti, violoncello compreso.

La seconda parte, con il primo Trio di Brahms, in Si maggiore (tonalità che io prediligo, forse, su tutte le altre, non chiedetemi perché) è stata la prova più ardua -ma non per questo poco riuscita- del Trio Carducci, che ha scelto -se non sbaglio- la seconda edizione dello stesso, riveduta dal compositore nel 1891.

La prima pagina del Trio Op.8 di Brahms
Splendido il tema di apertura, che ha ribadito Matilda al violoncello con un suono pieno di tenera espressività. E altrettanto azzeccata è stata, a mio avviso, la scelta dell'andamento: non è più l'Allegro con moto della prima edizione, ma un Allegro con brio -peraltro in tempo tagliato e non in 4/4, come la versione del 1854- che, per quanto si srotoli spesso con un carattere pacato e narrativo, dolce e intimo, non manca di momenti più svegli che danno delle belle sferzate di colore.
Lo Scherzo, ricco di pulsione ritmica, si è chiuso con gli arpeggi liquidi e scintillanti del pianoforte, sospesi sull'armonia di tonica maggiore, tenuta dal pedale e sottolineata dal pianissimo degli archi.
L'Adagio è stato l'altro bellissimo -direi quasi destabilizzante- momento poetico della serata: sonorità fantastiche, un clima di introspezione e di calore ha pervaso tutto l'Auditorium. Sono rimasto praticamente immobile e in apnea fino allo spegnersi dell'ultimo accordo. Meravigliosa anche la sezione centrale, con il solo espressivo del violoncello, sorretto appena dal pianoforte.
L'ultimo movimento, l'inaspettato Allegro in tonalità omonima minore, con i suoi ribaditi cromatismi e il suo persistente ritmo puntato, chiude, non senza episodi parecchio ardui per i tre strumenti, in maniera perentoria e drammatica questo fantastico Trio, che Brahms concepì a soli 21 anni.

Ancora una volta, un concerto che meritava davvero di essere ascoltato, da molte più persone di quelle presenti.

Andrew