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lunedì 31 luglio 2017

La "Gran Partita" di Mozart ad Algua per la seconda edizione di "Suoni in Estate"

Neanche il tempo di gustare il concerto celtico del 8 Luglio ad Almenno, che la sera successiva sono finito ad Algua, piccolo paesello della Val Serina, presso la Chiesa di S. Antonio Abate, ad ascoltare l'OperaFiati Ensemble: era prevista l'esecuzione della Gran Partita per 13 strumenti K.361 di Mozart, composizione che io amo veramente tantissimo. Il concerto faceva parte della rassegna Suoni in Estate, un ciclo di concerti -ben 70!- suddivisi in 10 progetti differenti riproposti in varie località "fuori dalle solite", dislocate fra le province di Bergamo, Brescia e Sondrio, a contatto, spesso, con luoghi suggestivi e paesaggi inconsueti.

Locandina della rassegna "Suoni in Estate"... presa leggermente in prestito dal web!
Tornando alla Gran Partita, conobbi quest'opera Mozartiana, lo ammetto, "tanti anni fa" guardando il film Amadeus. In una scena, Salieri ne descrive il sublime Adagio centrale in modo tanto poetico che all'epoca mi prese la curiosità di andare ad ascoltarlo, e scoprii che la Gran Partita è una serenata di dimensioni abbastanza ampie, in ben 7 movimenti. Già all'epoca della sua stesura (intorno al 1781, eseguita per la prima volta 3 anni più tardi, e, secondo alcune voci non appurate, composta da Mozart come dono a Costanze in occasione del loro matrimonio) si fece notare per la complessità esecutiva -ad ogni strumento a fiato vengono richieste doti solistiche e anche una buona dose di virtuosismo- e l'ampia struttura formale (oltre che per la presenza di un isolato contrabbasso contro 12 strumenti a fiato!).

La struttura in 7 tempi è sostanzialmente simmetrica: al centro, come dicevo, è posto un Adagio dai toni dolcissimi e dalla grande espressività, che richiede molta bravura ed equilibrio sonoro all'ensemble. Per non fare confusione, elenco tutti i movimenti in ordine di esecuzione:

Largo
Allegro molto
Minuetto con Trio I
Adagio
Minuetto con Trio
Tema con Variazioni
Finale: Allegro molto

Il Largo di apertura, dal tono solenne, è abbastanza raro in Mozart. Il seguente Allegro molto è monotematico, concentrato tutto sul colore e i rimandi strumentali, non manca del tipico brio fantasioso dell'autore e di un'armonia interessante.
I due Minuetti con Trio hanno il caratteristico andamento della danza, si richiamano a toni popolari e contrastano nei loro Trio per tonalità e scrittura. Il culmine espressivo del Adagio è seguito da un Tema con Variazioni, nel quale Mozart si diverte a creare continuamente "stanze" fatte di accostamenti strumentali diversi. L'Allegro molto finale è un Rondò dal clima pieno di esaltazione e quasi umoristico, dà come l'illusione di essere "tutto d'un fiato": i dialoghi fra gli strumenti si fanno quasi civettuoli, giocano a confondersi e ad alternarsi senza sosta, fino a sfociare tutti insieme nel poderoso accordo di Si bemolle maggiore, conclusivo.

Non mi dilungo oltremodo. Ho trovato l'esecuzione del Ensemble OperaFiati molto bella ed efficace, i timbri strumentali puliti e ben equilibrati fra loro. Molta partecipazione personale. Sono giunto a conclusione del concerto senza rendermene quasi conto, con quella leggera ingordigia di chi l'avrebbe riascoltata da capo.





Andrew

Serata di musica celtica ad Almenno San Salvatore (8 Luglio 2017)

Con un ritardo di qualche settimana cerco di rimettere mano al mio blog. A parte l'articolo sul libro di Tournier scritto ad inizio mese, non ho avuto modo di dedicarmi alla recensione di alcuni eventi ai quali ho partecipato, da spettatore o in prima persona, durante questo mese tutto sommato ricco di impegni ma anche di belle emozioni e scoperte.
Scelgo, per venirmi in aiuto -vista la mia tendenza ad uscire allegramente dal tempo, un po' in quanto inesistente in sé, un po' perché "mi sta stretto"- di andare in ordine cronologico, ed il primo evento è stato il concerto di musica celtica tenuto da Il Cerchio delle Fate presso la Chiesa di San Nicola ad Almenno San Salvatore lo scorso 8 Luglio.

Un sabato molto bello di musica suggestiva: mi piace la musica celtica così come la cultura e l'allure che viene da quel mondo fascinoso, a tratti mistico e spirituale. Ma prima mi voglio permettere di dire due cose sul luogo scelto: la Chiesa di San Nicola ad Almenno San Salvatore è un luogo stupendo a mio avviso troppo poco valorizzato, sia dal punto di vista della manutenzione dello stesso, sia per l'utilizzo che se ne fa, troppo raro. Si apre a tantissime idee, secondo me. Idee che mi volteggiavano davanti agli occhi intanto che i vari brani si susseguivano: ottima location per una rassegna di concerti di musica antica o barocca, ad esempio; luogo da acquolina in bocca per gli organisti, visto il pregiatissimo organo Antegnati che sovrasta sulla destra con i suoi contorni dorati e la sua imponente terrazza, nel quale organizzare masterclass di organo o di musica d'insieme con organo; visite guidate e anche altro.
Trovo sia davvero un peccato avere a disposizione cotanta ricchezza culturale e in un solo luogo e non pensare di metterla a frutto se non in sporadiche occasioni, come quella del concerto celtico di "Il cerchio delle fate".


Una veduta della Chiesa durante il concerto.
Sulla destra, l'organo Antegnati di cui ho parlato.
Non mi dilungherò sul contenuto musicale o sulle esecuzioni, soprattutto perché non mi reputo sufficientemente esperto per entrare nel dettagli. Posso però dire che gli esecutori si sono alternati piacevolmente nel introdurre ogni brano dal punto di vista storico e aneddotico, oltre che musicale. La loro sintonia ha creato un bel clima di coesione e di vicinanza con le persone presenti. L'unione, in certi frangenti, con l'aspetto coreografico ha reso affascinante e "fisico" l'ascolto, oltre che visivo.

Molto contento di aver preso parte ad una serata raccolta (anche se un po' troppo frequentemente infastidita dal chiacchiericcio delle persone) e non certo abituale come è stata questa. Speriamo in altre occasioni in futuro!

Andrew

lunedì 3 luglio 2017

"L'ultimo dei Mozart" di Jacques Tournier

Quando sono partito per l'isola di Corfù, lo scorso 2 Giugno, ho deciso di portare con me "L'ultimo dei Mozart", libro di Jacques Tournier. A me sconosciuto, lo avevo scovato un po' di tempo fa in una libreria milanese di seconda vendita. Pagato pochissimo, mi aveva incuriosito.
Il giorno prima di partire stavo pensando di portare con me l'ultimo volume della Recherche di Proust -avevo appena concluso il volume precedente, iniziato più di un anno prima, e letto a fasi- ma alla fine ho deciso di sterzare e cambiare mood. Mi sono come imposto di scegliere un libro di cui non avessi la minima idea, e quello di Tournier è stata la mia scelta istintiva.
Sin dalle prime pagine, sull'aereo, il volume mi ha rapito. Il linguaggio di Tournier è fluido, a tratti pieno di adolescenziale passionalità e di poetico struggimento, tanto da sembrare scritto da un ragazzo ancora in preda agli stupori e alle enfasi che l'approdo all'età adulta cerca ancora di serbare per sé. La figura di Franz Xavier, ultimo figlio del grande Wolfgang Amadeus nonché protagonista del libro, viene delineata spesso in modo indiretto, sottolineando soprattutto il suo sentire e il suo modo di vivere e di elaborare intimamente gli eventi: il peso condizionante e annichilente della fama del padre, che nel bene o nel male lo accompagnerà fino al suo trapasso, il suo amore trascinante e forzatamente tenuto in silenzio per Josepha, donna già moglie di Calcabò; la stanchezza e le preoccupazioni che lo accompagnano nei suoi viaggi per l'Europa tanto quanto l'entusiasmo quasi riverenziale per la figlia della sua amata, Julie, che diviene sua allieva-pupilla di pianoforte; la desolazione mista a sorpresa e a sorda malinconia nel venire a sapere, mano a mano che il tempo passa, ogni volta e ad ogni incontro -con una ormai anziana e semicieca Nannerl (sorella maggiore di Wolfgang Amadeus Mozart), la madre Costanze, la zia Aloisia Weber, il fratello maggiore Carl, la cosidella "la Basle" e così via- maggiori informazioni sulla figura paterna, sul suo carattere imprevedibile, la sua fantasiosa sboccatezza, la sua maniera lacerante ma assolutamente solitaria di vivere il dolore quando in sventurati momenti...
Tutto questo viene trasmesso a chi legge in modo molto forte, grazie ad un uso quasi totale del discorso diretto, il che dà anche l'idea di assistere ad una commedia se non addirittura agli eventi stessi, riportati illusoriamente nella realtà odierna. Si ha l'impressione di vivere la malinconia di Franz Xavier per non avere avuto, come il fratello Carl, l'occasione di conoscere e di dormire una notte intera abbracciato al proprio padre; il peso schiacciante -alimentato dal bisogno viscerale della madre Costanze di erigere un monumento/museo alla figura del marito come memoria della sua grandezza- per essere visto come un "Wolfie II" ma senza la genialità del I, e quindi senza il medesimo riconoscimento; la nostalgia di un'amata che non può rispondere alle sue lettere per sicurezza, aggrappandosi quindi a ricordi di notti d'amore vissute in penombra, di baci dati di nascosto, al lume di candela, di sospiri che si tengono a echeggiare nel petto per continuare ad alimentare quel fuoco che, da solo, deve fronteggiare la sventura, i mesi che passano, la solitudine.
Certamente molte cose sono state romanzate da Tournier, ma i riferimenti a date precise e ad eventi specifici rendono questo libro una biografia -sì parziale, ma verosimile- speziata da una componente narrativa trepidante ed inquieta.
Quando, verso la fine di Giugno, ho letto le ultime pagine ed ho (come mia usanza) scritto la parola "fine" e la data al di sotto, ne sono uscito quasi dispiaciuto. "L'ultimo dei Mozart" mi ha emotivamente portato con sé, condotto fra momenti di melanconia e di mielata serenità, di amore passionale e di drammatica vita.
Se avesse avuto un'altra manciata di pagine, avrei continuato a goderne ancora.
Lettura che mi sento di consigliare, anche a chi non è avvezzo al mondo della musica cosidetta "colta".

Andrew