giovedì 28 dicembre 2017

Quando il letto sfatto diventa quasi una "battaglia politica"

[Questa volta non scriverò un articolo di musica, non pubblicherò foto o recensioni di un concerto. Ho viglia di scrivere di qualcosa di molto meno importante ed "elevato", ma che ho notato crescere, se non di importanza, quanto meno di volte in cui l'argomento si propone, tanto che mi sono ritrovato a rifletterci su. Ovviamente, con una vena ironica di fondo. Ecco il panegirico che ne è uscito:]

Rifare il letto, o meglio dover rifare il letto, è qualcosa che mi ha sempre reso insofferente. Vengo da una famiglia in cui certe mansioni di casa sono viste quasi come imperative, irrinunciabili al limite del venire prima delle persone stesse, ed una di queste è proprio il fatto che il letto sembri debba risultare rifatto al massimo per l'ora di pranzo. Dopo, sarebbe come un sacrilegio, un'offesa, una cosa quasi indegna. Ho visto mio padre non avere requia senza aver prima terminato ogni cosa che debba essere fatta prima. Addirittura, li ho visti dormire male, agitarsi, vivere male una giornata. Ma si può?!
Che sia per il fatto che di mio sono -molto!- difficile a farmi comandare, che sia perché odio -peggio!- essere interrotto mentre sto facendo qualcosa che mi prende parecchio (suonare/studiare, scrivere o ascoltare musica, leggere, meditare; ma a volte anche assai meno importanti, come quelle rare, rarissime volte in cui accendo la tv o mi siedo sul divano -entrambi oggetti completamente monopolizzati dai miei genitori), o per qualunque altro motivo, ma non riesco ad essere d'accordo. Visceralmente, dico, mi viene da oppormi: sbuffo, alzo gli occhi al cielo, insomma faccio un po' di teatro, involontariamente. Dentro di me, la figura di un patetico attore da palcoscenico in una scena di disperazione e pianto, o peggio un operista in un'aria di follia.
Trovo inutile, se la guardo un po' da lontano, la mansione del rifare il letto. Ogni santo giorno. Quando, poi, dodici-quattordici ore dopo lo si disfa nuovamente, per dormirci. E anche un po' stupido. Mi sta benissimo aprire la finestra e cambiare aria, ci mancherebbe (un quarto d'ora, non due ore come fa mio padre, che in pieno inverno quando poi torni in camera è già buono se non ti prendi un accidente o una dissenteria fulminante!), ma perché essere condizionati in quel modo, o sentirsi in dovere di rifarlo per forza, tanto che se si esce per delle commissioni senza averlo fatto si resti inverso? Cioè...?!
A volte mi sorprende l'essere così lontano e diverso dalle idee della mia famiglia. Mi sento un figlio adottato, o allevato da qualcun altro. Boh?! So che sto scrivendo di un argomento abbastanza superficiale o comunque non importante, ma il numero di volte in cui in questa casa si presenta la polemica a riguardo mi lascia basito, e anche velatamente divertito (nonché un po' stressato, ma vabbé...). Penso alla reazione smodata di mio padre, quando mi capita di sedermi sul letto rifatto per legarmi le scarpe o cambiarmi i vestiti: l'equivalente della distruzione di una parete della casa. Così, dopo lo sbotto, vado oltre e rifletto... Il fatto è che trovo la camera da letto il luogo in cui una persona possa e abbia bisogno di sentirsi a più agio possibile, e nel quale non debba fare attenzione a tutto ciò che tocca, ciò che sposta o lascia in giro. Un angolo nel quale può lasciarsi andare e stare in tranquillità, non dove cercare di coesistere a un asettico ordine forzato.
Ecco perché, qualora riuscissi nel prossimo futuro a creare una mia casa, un mio luogo dove stare, la camera da letto sarà sacra. Ma non per l'ordine. Non per il letto sempre rifatto. Voglio un letto a due piazze dove non preoccuparmi di quanto mi muovo nel sonno, e che posso lasciare sfatto per dare energie ed attenzione a qualcosa a mio avviso più importante, più utile o coinvolgente. Non è una questione di igiene o di pulizia, ci mancherebbe, è più un voler eliminare faccende inutili che hanno assunto per consuetudine il carattere dell'obbligo.

C'è sempre tempo per dedicarsi a questioni veramente inutili. Il letto, per me, è una di queste. Al contrario, ce n'è sempre meno per le cose importanti, per le quali esso sembra correre al doppio della velocità, prendendoci quasi gusto. Ho già perso -non proprio per mia scelta, anzi- tanto tempo quando ero più giovane, sottostando sempre a certe imposizioni. Vorrei poter vivere a modo mio, anche sbagliando, anche scordandomi di qualcosa e rimettendoci se serve; ma con le mie priorità, le mie cose importanti, le mie scelte e i miei valori. Sicuramente terrei il letto sfatto quasi perennemente, specialmente qualora invitassi i miei genitori a vedere il mio appartamento!

A presto,
Andrew

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